I centri storici rappresentano il cuore pulsante delle nostre città, custodi di storia, cultura e identità. Ma essere inseriti negli elenchi dell’Unesco significa automaticamente essere protetti dalla normativa italiana sui beni culturali? La risposta è no. Una recente sentenza del Consiglio di Stato (n. 7019 del 7 agosto 2024) ha chiarito che per garantire una tutela effettiva è necessaria una dichiarazione formale di interesse pubblico. Ecco cosa è successo e quali implicazioni ha per il futuro delle nostre città.
Un Comune ha deciso di modificare il proprio regolamento urbanistico per consentire, oltre al restauro e al risanamento conservativo già previsti, anche interventi di ristrutturazione edilizia nel suo centro storico, patrimonio Unesco. L’obiettivo? Adeguare gli edifici alle esigenze contemporanee ed evitare il loro progressivo abbandono.
Di fronte a questa decisione, è stato presentato un ricorso, poi respinto dal Consiglio di Stato. I giudici hanno infatti stabilito che il semplice inserimento di un centro storico nell’elenco Unesco non implica automaticamente la sua tutela ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.lgs. 42/2004).
Unesco e vincoli paesaggistici: due cose diverse
Secondo il Collegio, i centri storici non rientrano tra le aree vincolate per legge, ma necessitano di un’apposita dichiarazione formale per essere sottoposti a tutela. In altre parole, il riconoscimento Unesco può rappresentare un elemento utile per avviare il procedimento di dichiarazione di interesse pubblico, ma non equivale a una protezione automatica.
Nel caso specifico, la variante adottata dal Comune ha introdotto nuove possibilità di intervento, come il cambio di destinazione d’uso (ad esempio, da residenziale a commerciale) e il frazionamento degli immobili. Tuttavia, queste modifiche sono state comunque regolate da limiti precisi, in modo da garantire un equilibrio tra sviluppo e tutela del patrimonio urbano.
La sentenza ha ribadito che la pianificazione urbanistica rientra nelle competenze dei Comuni, che hanno il diritto di disciplinare le trasformazioni del proprio territorio in modo coerente con le specificità del contesto storico e architettonico.
In definitiva, l’apertura alla ristrutturazione edilizia nei centri storici non è di per sé un elemento di rischio, ma deve essere gestita con criteri chiari e nel rispetto dell’identità dei luoghi. La sentenza del Consiglio di Stato sottolinea l’importanza di una regolamentazione attenta, che permetta di mantenere vivi i centri storici senza snaturarne il valore storico e culturale.